I professionisti del web? Persone comuni che possono fallire, sbagliare e peccare.. ma quando si parla di peccati capitali?
Chi è senza peccato scagli la prima pietra – fu scritto molti anni fa. E a giudicare dalle numerose catene montuose ancora presenti sulla Terra, erose nei secoli solamente dagli agenti atmosferici, si direbbe che siamo dei peccatori professionisti!
Siamo tutti peccatori: chi più, chi meno, sia offline che online.. Ma quando a commettere peccati sono i community manager, i professionisti che gestiscono gli account social di (personal) brand, le cose si mettono male: si perde di autorevolezza, di professionalità e si rischia di dover tornare al “Via”.
Non credere che sia così difficile commettere peccati nel web 2.0.. E non guardare la pagliuzza negli occhi dei competitor:
[Tweet “Counting other people’s sins, does not make you a Saint!”]
E ora vi presento la mia personale visione dei 7 peccati capitali dei community manager.
- Accidia.
Il tempo è una variabile fondamentale nei social media. Bisogna essere sempre presenti: H24, 7 giorni su 7. Quindi bando alla noia, sì all’organizzazione: programma la tua giornata in blocchi da due ore e dedicati al controllo e alla gestione dei tuoi account, segui e prendi parte alle conversazioni. - Avarizia.
Se pensi che sia solo una questione di numeri ti sbagli. E’ una questione di rapporti, di conversazioni, di interazioni. Se vuoi incrementare i fan, i lettori, i follower e le condivisioni (ovvero se vuoi migliorare la tua reputation) devi creare contenuti utili e originali ogni giorno: non ci sono scorciatoie! - Gola.
Programma il tuo tempo, ma non i tuoi contenuti: i social media si reggono sul concetto di interazione e di realtime e il tempo medio di vita di un tweet è di 5 minuti. Se automatizzi la pubblicazione e poi non interagisci non esisti e hai perso la chance di dar vita a nuove conversazioni. - Invidia.
Ritwittare solo in caso di complimenti, essere autoreferenziale o criticare i risultati ottenuti dai competitor non sono comportamenti degni di nota.. tienilo a mente! - Ira.
Il potere è del pubblico: devi rispondere quando si verifica un problema, devi imparare a gestire i commenti negativi: insomma crea la tua occasione per essere apprezzato. - Lussuria.
Non pubblicare cose che non vorresti fossero viste da tua madre (o dai tuoi figli). E se sbagli.. chiedi scusa! - Superbia.
Se chiedi “quale dei nostri prodotti preferisci?” non stai interagendo nel modo corretto. Non devi parlare di te: non sei tu che detti le regole a questo gioco!
Dimenticavo un’ultimissima cosa: citare la fonte di ispirazione delle proprie pubblicazioni non è punto di demerito! È un segno di riconoscimento e ringraziamento nei confronti del tuo “ispiratore” e ti permette di mostrare le tue capacità di analisi oltre che le tue conoscenze in materia.
Io sono un tipo tollerante, ma i peccati lussuriosi mi danno ai nervi: ci sarà pur qualcosa di strettamente privato che i social non debbano conoscere di noi! E secondo te, qual è il peggiore tra tutti (e perché)?
