Ancora oggi, ma meno di una volta, i vicini di negozio fanno quadrato e si aiutano l’un l’altro. E sul web esiste il buon vicinato o siamo tutti camaleonti sociali?
Riflettevo oggi sulla stranezza della razza umana.
Passeggiando per il corso in una mattinata afosa, ho notato con piacere che le regole di buon vicinato tra negozi esistono ancora e vengono applicate in modo puntuale dai commercianti: ci si saluta all’apertura dei negozi, ci si tiene informati sulla salute dei rispettivi nuclei familiari, si innaffiano a vicenda le piante nei giorni di chiusura, ci si offre il caffè, ci si lamenta della crisi durante la pausa sigaretta, si studiano possibili azioni di comarketing/cobranding tra un cliente e l’altro.. e così via fino a sera, tutti i giorni, anche se si è competitor.
E quando due o più negozianti si accordano per la creazione di un’azione d’urto per attirare clienti (vecchi e nuovi) e cercare di guadagnare qualcosa, lo fanno nell’interesse comune delle parti in causa. Quasi sempre iniziative del genere funzionano e sono di quelle che ti fanno spendere poco per metterle in atto e ti danno un buon ritorno d’immagine (oltre che economico).
[Tweet “Alone we can do so little; together we can do so much.”]
Guardando il web, il sorriso scompare: gli stessi che nella realtà collaborano e si sostengono, nel mondo virtuale si ignorano, volutamente! Esistono casi forse peggiori di (apparenti) competitor che fanno la guerra a colpi di post, articoli, immagini, eventi e promozioni, e che agli occhi degli utenti appaiono sempre come carini e coccolosi.
Sto parlando dei “camaleonti sociali”: parlo di gente con notevoli abilità sociali, incapace di riconoscere e rispettare i propri sentimenti; gente definita “ipocrita” dai più, in grado di convivere perfettamente con il divario tra volto pubblico e realtà privata; gente incapace di essere autentica e fedele a se stessa.
Ho fatto delle riflessioni in merito e vorrei che i “camaleonti sociali” mi seguissero attentamente nel discorso.
1. Produci lo stesso prodotto del tuo competitor? Magari utilizzi gli stessi ingredienti, le stesse stoffe, gli stessi colori.. ma i prodotti sono sicuramente diversi, perché differenti sono i produttori.
2. Fornisci gli stessi servizi del tuo competitor? Forse si, ma la professionalità e la capacità di costruire la fiducia dei clienti e innescare il processo del passa parola sono di certo differenti.
3. Sei sul mercato da più tempo rispetto al tuo competitor? Ottimo: il valore aggiunto dell’esperienza non è da sottovalutare, mai!
4. Sei a centinaia di chilometri dal tuo competitor? Non sei competitor!
Allora non pensare da competitor! Non sei sul web per fare la guerra ai professionisti come te, ma per rendere i tuoi clienti felici e consapevoli della tua professionalità, della tua esperienza, del tuo valore aggiunto: della tua unicità.
Quindi deponi le armi e segui le regole (illustrate nell’immagine) per una sana competizione ma nel rispetto del buon vicinato: il rispetto prima di tutto, fai del tuo meglio, collabora, impara dagli errori, crea (idee) e gioisci del successo degli altri.
