Ma i Social Media ci rendono persone migliori o no?

Ma i Social Media ci rendono persone migliori o no?

I Social Media sono canali di comunicazione, sempre attivi e disponibili, e noi in qualità di esseri umani abbiamo un gran bisogno di comunicare. Ma… siamo davvero sicuri che l’uso dei Social ci faccia bene e ci renda migliori come persone?

 

Leggevo dei principi della persuasione di Cialdini e riflettevo sull’applicabilità ai social media e… mi sono ritrovata in un viaggio psicologico che mi ha fatto riflettere non poco.

Siamo animali sociali: questa è una certezza ormai. Siamo anche un po’ egocentrici: ci piace parlare di noi, dei nostri pensieri, delle nostre esperienze, dei nostri successi. Un po’ meno delle nostre paure, dei nostri errori e delle nostre sconfitte.

Ma se in un dialogo faccia-a-faccia riusciamo comunque a ridurre la nostra mono tematicità al 30% dei discorsi, sui social non badiamo ai limiti e parliamo di noi, Noi, NOI nella quasi totalità delle pubblicazioni. Almeno questo è quello che accade su Facebook.

Prova a dare un’occhiata al tuo profilo e sii sincero: quanto ti rappresenta? quanto ti fa stare bene? Il tuo profilo è un’iniezione di autostima (soprattutto nel caso di numerosi apprezzamenti, in termini di like o commenti): scrivi cose interessanti, simpatiche e divertenti, a volte quasi non ti sembra vero che sia farina del tuo sacco e ti complimenti con te stesso e gongoli per il risultato raggiunto (fosse anche solo il like di tua mamma!).

Nella vita reale questo non succede perché non scrivi ma parli (e comunque ti ricorderai ciò che più ti fa comodo!), perché di persona ti lasci coinvolgere a livello emozionale da diversi fattori, perché (anche inconsciamente) fai caso al linguaggio del corpo e lo analizzi in tempo reale e tutto ciò riduce la capacità di pensare a cosa dire e come dirlo nel modo migliore.

Quando invece ti trovi a tu per tu con la tastiera hai più tempo per riflettere e formulare la tua pubblicazione per darle esattamente il tono che hai in mente. E se non ricevi l’attenzione che pensavi di poter ottenere, fai spallucce, torni nel mondo reale, ma al primo bip-bip di notifica i livelli di dopamina salgono alle stelle e, in caso di mancata interazione da parte del pubblico, ti ritrovi a pensare al prossimo contenuto da pubblicare come un alcolizzato pensa al tuo prossimo bicchierino: avverti quasi il bisogno fisico di testimoniare la tua presenza online, con like, commenti, condivisioni o nuove pubblicazioni. Sei in crisi d’astinenza dai Social.

Questo succede su tutti i Social e c’è una motivazione biologica a questa dipendenza fisica. Ma per qualche strano motivo l’autostima soffre solo su Facebook {n.d.a. Se vuoi approfondire, proprio qualche giorno fa Riccardo Scandellari ha scritto un articolo dedicato alla correlazione tra presenza su Facebook, depressione e invidia}.

Solo su Facebook. Ma perché?

Su Twitter si può scrivere (condividere) poco o tanto, ma si parla di contenuti misti: tuoi e di altri. Puoi soffrire di crisi d’astinenza, ma non di invidia e nemmeno di depressione.

Su GooglePlus idem come sopra. La struttura delle pubblicazioni è molto simile a quella di Facebook, ma di fatto, appena accedi te ne accorgi, è quasi una gara di solidarietà a chi condivide più cose utili per il maggior numero di persone.

Su Pinterest… beh quello è tutta un’altra cosa, ma le condivisioni non si contano e la voglia di condividere contenuti interessanti è fuori controllo.

E su Instagram? Beh è un canale molto personale, ma le pubblicazioni sono spesso e volentieri incentrate su luoghi o Brand e poco spazio rimane per depressione e invidia.

Quindi dipendenza da tutti, malessere solo su Facebook. Perché?

La differenza che mi è saltata agli occhi tra i vari Social Media sta nel fatto che Facebook è probabilmente il canale su cui abbiamo più contatti reali, di persone che ci conoscono e ci possono vivere di presenza con maggiore assiduità di altri contatti.

Ci ritroviamo su un’altalena a moto perpetuo: è proprio dai contatti reali che in fondo cerchiamo “riconoscimenti” ma, allo stesso tempo, temiamo di dover fare i conti con la loro visione di noi (personale o acquisita per vie traverse).

È come se Facebook tirasse fuori più le nostre debolezze che i nostri punti di forza: il nostro egocentrismo, la nostra voglia di riscatto e il bisogno di riconoscimento sociale. Non sono certa che in fondo sia la nostra vera natura: lo vedo più come una sorta di adattamento a ciò che ci circonda (sempre in termini di pubblicazioni).

Ecco perché, di tanto in tanto, la pulizia dei contatti potrebbe essere una buona pratica da attuare per cercare di ristabilire i nostri equilibri interiori.

Tu che ne dici? Hai notato anche tu questa differenza di approccio al l’essere Social sui vari canali? Ti sembra plausibile come motivazione? Sono curiosa di sapere cosa ne pensi e di poter arricchire il mio punto di vista. Riflettiamo insieme?

Have Fun & Share It 😉

Quanto ti è piaciuto questo articolo?


Iscriviti alla Newsletter

* indicates required

Cinzia Di Martino
Cinzia Di Martino
Mi definiscono (e mi definisco) una persona positiva, propositiva, decisa e ottimista (e anche chiacchierona). Sono laureata in informatica, ma ho una passione spropositata per blog, social media, marketing e web design.
Shares

Powered by themekiller.com watchanimeonline.co