I social come un ristorante: gestiscili come Gordon Ramsay

I social come un ristorante: gestiscili come Gordon Ramsay

La tua presenza social va gestita come Gordon Ramsay gestisce i ristoranti in caduta libera, risollevandone le sorti. Segui il suo esempio.

 

“Buongiorno, prego?”

“Un tavolo per due”

“Vicino alla finestra va bene?”

“Ottimo.”

“Seguitemi. Prego. Signora. Signore. Vi porto subito i menu.”

“Avete scelto?”

“Si. Per me, ravioli e cotoletta. E per lei tagliatelle e arrosto. Vino rosso e acqua naturale.”

“Perfetto.”

“Tavolo 16. Ravioli e tagliatelle. Cotoletta e arrosto.”

“Arrivano […] Ravioli e tagliatelle pronti.”

“Vado.”

“Ecco qui: tagliatelle per lei e ravioli per lei. Buon appetito.”

“Posso portare via? Soddisfatti?”

“mmm diciamo di si: i ravioli non erano proprio buoni come quelli della mamma, ma mi accontento.”

“Eh ma la mamma è sempre la mamma: imbattibile! Vado a prendere i secondi…”

“Il cliente del tavolo 16 ha detto che i ravioli non sono come quelli che gli faceva la mamma”

“E che ci posso fare io? Io così li faccio da sempre e nessuno si è mai lamentato.”

“Vabbé io te lo dovevo dire”

“Ecco i secondi. Per lei. Per lei.”

“Basta così? Volete un dolcetto, un amaro, un caffè…”

“Due caffè e comunque dica al cuoco che anche la cotoletta era diversa da quella che mi cucinava sempre mia madre: la panatura non era dorata e nemmeno croccante.”

“Sarà fatto. Intanto i due caffé.”

 

Questi erano i dialoghi che io e le altre 255 personalità che mi abitavano portavamo avanti quando giocavo da sola “al ristorante”. Erano le occasioni in cui diventavo una e trina e ricoprivo il ruolo del cuoco, del cameriere e del cliente, immedesimandomi nelle diverse parti di volta in volta.

E da come si evince da questo dialogo:

il cuoco è la nostra parte competente e la professionale ma con poca capacità relazionale, soprattutto nel caso in cui sono proprio le nostre creazioni ad essere messe sul banco degli imputati. È la nostra parte orgogliosa, quella che facilmente può trasformarsi in presuntuosa e addirittura arrogante se punta sul vivo.

il cameriere è il mediatore, capace di non lasciarsi prendere la mano dalle reazioni più cocenti solo perché relegato al ruolo di ambasciatore (che si sa non porta pena). È la nostra parte diplomatica, quella che si relaziona con empatia con il mondo che ci circonda e che per il quieto vivere riesce a sdrammatizzare le situazioni sul nascere.

il cliente è la nostra parte più puntigliosa e precisa, la più razionale e cinica allo stesso tempo se vogliamo: quella che pretende il massimo sempre e comunque e che riesce a guardare le situazioni avulse dalle emozioni.

Peccato che questa distinzione di ruoli non sia così netta, come nel gioco, quando affrontiamo la vita di tutti i giorni. Di solito le parti si incrociano, si sovrastano, si mescolano. E possono combinare un sacco di guai. Soprattutto in ambito professionale. Soprattutto se a vincere sono lo chef o il cliente.

Almeno finché non entra in gioco il supervisore.

Il Gordon Ramsay della situazione. Quello che è stato (e sarà sempre) il cliente migliore (capace di individuare le criticità reali con obiettività), che per competenze e capacità è lo chef migliore, che ha sviluppato una capacità empatica come pochi e all’occorrenza è il migliore dei camerieri.

Quello che, proprio perché nel tempo ha ricoperto tutti i ruoli, studiandone sul campo punti di forza e debolezza, sa gestire le interazioni tra le parti in modo che tutto fili liscio, garantendo il massimo risultato alle singolarità.

E anche la presenza del tuo (personal) Brand sui Social dovrebbe essere vissuta da supervisore: non da chef, cameriere o cliente.

Non puoi essere solo chef perché le competenze tecniche e la professionalità da sole non bastano a farti grande. Non puoi essere solo cameriere perché non bastano educazione ed empatia se non hai piatti di qualità da offrire. Non puoi essere solo cliente perché rischieresti di farti terra bruciata intorno.

Un giorno devi indossare il cappello da chef, un altro il grembiule da cameriere e devi anche mettere i piedi sotto il tavolo, guardando al tuo operato con obiettività e umiltà. L’importante è non stancarsi mai di giocare e imparare.

E tu sei pronto a metterti in gioco?

 

ps. Grazie di cuore a Francesca Borghi per il supporto psicologico durante l’attacco da sindrome da foglio bianco!

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Cinzia Di Martino
Cinzia Di Martino
Mi definiscono (e mi definisco) una persona positiva, propositiva, decisa e ottimista (e anche chiacchierona). Sono laureata in informatica, ma ho una passione spropositata per blog, social media, marketing e web design.
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