I 7 peccati capitali dei community manager

I professionisti del web? Persone comuni che possono fallire, sbagliare e peccare.. ma quando si parla di peccati capitali?

I 7 peccati capitali dei community manager

immagine: cinziadimartino.it

Chi è senza peccato scagli la prima pietra – fu scritto molti anni fa. E a giudicare dalle numerose catene montuose ancora presenti sulla Terra, erose nei secoli solamente dagli agenti atmosferici, si direbbe che siamo dei peccatori professionisti!

Siamo tutti peccatori: chi più, chi meno, sia offline che online.. Ma quando a commettere peccati sono i community manager, i professionisti che gestiscono gli account social di (personal) brand, le cose si mettono male: si perde di autorevolezza, di professionalità e si rischia di dover tornare al “Via”.

Non credere che sia così difficile commettere peccati nel web 2.0..  E non guardare la pagliuzza negli occhi dei competitor:

[Tweet “Counting other people’s sins, does not make you a Saint!”]

E ora vi presento la mia personale visione dei 7 peccati capitali dei community manager.

  1. Accidia.
    Il tempo è una variabile fondamentale nei social media. Bisogna essere sempre presenti: H24, 7 giorni su 7. Quindi bando alla noia, sì all’organizzazione: programma la tua giornata in blocchi da due ore e dedicati al controllo e alla gestione dei tuoi account, segui e prendi parte alle conversazioni.
  2. Avarizia.
    Se pensi che sia solo una questione di numeri ti sbagli. E’ una questione di rapporti, di conversazioni, di interazioni. Se vuoi incrementare i fan, i lettori, i follower e le condivisioni (ovvero se vuoi migliorare la tua reputation) devi creare contenuti utili e originali ogni giorno: non ci sono scorciatoie!
  3. Gola.
    Programma il tuo tempo, ma non i tuoi contenuti: i social media si reggono sul concetto di interazione e di realtime e il tempo medio di vita di un tweet è di 5 minuti. Se automatizzi la pubblicazione e poi non interagisci non esisti e hai perso la chance di dar vita a nuove conversazioni.
  4. Invidia.
    Ritwittare solo in caso di complimenti, essere autoreferenziale o criticare i risultati ottenuti dai competitor non sono comportamenti degni di nota.. tienilo a mente!
  5. Ira.
    Il potere è del pubblico: devi rispondere quando si verifica un problema, devi imparare a gestire i commenti negativi: insomma crea la tua occasione per essere apprezzato.
  6. Lussuria.
    Non pubblicare cose che non vorresti fossero viste da tua madre (o dai tuoi figli). E se sbagli.. chiedi scusa!
  7. Superbia.
    Se chiedi “quale dei nostri prodotti preferisci?” non stai interagendo nel modo corretto. Non devi parlare di te: non sei tu che detti le regole a questo gioco!

Dimenticavo un’ultimissima cosa: citare la fonte di ispirazione delle proprie pubblicazioni non è punto di demerito! È un segno di riconoscimento e ringraziamento nei confronti del tuo “ispiratore” e ti permette di mostrare le tue capacità di analisi oltre che le tue conoscenze in materia.

 

Io sono un tipo tollerante, ma i peccati  lussuriosi mi danno ai nervi: ci sarà pur qualcosa di strettamente privato che i social non debbano conoscere di noi! E secondo te, qual è il peggiore tra tutti (e perché)?

 



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Cinzia Di Martino
Cinzia Di Martino
Mi definiscono (e mi definisco) una persona positiva, propositiva, decisa e ottimista (e anche chiacchierona). Sono laureata in informatica, ma ho una passione spropositata per blog, social media, marketing e web design.

5 Comments

  1. Silvia Segala ha detto:

    Bellissimo post Cinzia! Una visione veramente particolare dell’argomento.
    Premesso che c’è sempre qualcosa da imparare, e ogni giorno è una scoperta, tra i peccati che ritengo peggiori metto in primis la superbia, poi la lussuria e, last but not least, l’avarizia.
    A quest’ultima aggiungerei anche una piccola postilla, che riguarda il non mettere like, commentare, condividere cose che ci piacciono solo perché non vogliamo favorire quel brand/persona. Mi capita di sentire casi come questi, e me ne dispiaccio sempre un po’.

    • cinziadimartino ha detto:

      Hai ragione da vendere Silvia.. anche se in questi casi io la chiamerei invidia (e della specie peggiore)!

      Grazie per aver letto e commentato ^_^ Lusingata e onorata dei tuoi complimenti 🙂

      • Silvia Segala ha detto:

        Ma grazie mille a te! Sì, hai ragione, forse c’è un po’ di invidia. Di base in questi casi, viene perso il primo principio della rete, che è proprio fare rete. Complimenti ancora! 🙂

  2. Manuela Marletta ha detto:

    Mi spieghi meglio il punto 7 per favore? Purtroppo con il fare le domande ancora ho un po’ di confusione 🙁

    • cinziadimartino ha detto:

      Ciao Manuela e grazie! 🙂

      Vedo spesse aziende che sui social media (in particolare su Facebook) pubblicano dei post (o peggio creano dei sondaggi) chiedendo al pubblico di scegliere “quale prodotto preferisci?”

      Se non sei il Mulino Bianco, se non mi stai chiedendo di scegliere tra le Macine e il Pan di Stelle.. ti suggerisco di cambiare domanda (o modo di fare domanda)! ^_^

      Non chiedermi se mi piacciono le tue cornici, chiedimi dove e come penso di appendere le più belle fotografie delle persone che amo..
      Non chiedermi se preferisco il frigo o il forno, chiedimi a cosa non saprei resistere: gelato o lasagne?

      Che ne dici? Meglio no? ^_^

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