Lascia o raddoppia: il gioco del marketing

Lascia o raddoppia: il gioco del marketing

Te lo ricordi il Lascia o Raddoppia di Mike Bongiorno? Beh il marketing funziona più o meno allo stesso modo. Me lo hanno spiegato e dimostrato i bambini.

 

Ieri pomeriggio ho giocato con i miei bambini al negoziante… di caramelle prima, di frutta, di abbigliamento e anche di auto. Per giocare con criterio, ho chiesto di immaginare il negozio, in modo da organizzare lo spazio disponibile al meglio per massimizzare le vendite. Al sentire questa frase i miei figli si sono guardati con sguardo interrogativo e mi hanno zittita con un “Vabbè dai, mamma, ti spieghiamo noi come si gioca, che tu sei grande e non lo sai fare più“.

Abbiamo aperto le danze con il negozio di caramelle.
“Io qui ci voglio un bancone a L, con tanti cassetti e tutti colorati”
“E perché tutti colorati?”, ho chiesto io.
“Perché mi piacciono, mettono allegria e mi fanno stare bene”.
E uno.
“E sopra ci mettiamo tutti gli assaggi…”
“Gli assaggi? Delle caramelle?”, ho richiesto io.
“Uff, ma certo mamma: delle caramelle. Quando compri le scarpe te le provi? E si provano anche le caramelle. Se sono belle ma non ti piacciono cosa te ne fai?”
E due.

Poi mi è toccato fare il fruttivendolo.
“Qui prendiamo i mobili tutti bianchi e ci vorrebbero grandi foto, tipo quadri, con persone che mangiano e sorridono”
“Ah, ma non ti piacevano i colori?”
“Si ma dal fruttivendolo lo devi vedere che l’ambiente è pulito. Come fa Gordon nelle cucine dei ristoranti e ha ragione”.
E tre.
“E le foto perché?”
“Perché a me fanno venire fame. A te no?”
E quattro.

Quindi ho aperto un negozio di abbigliamento (ma non chiedetemi di cosa in particolare che non l’ho capito)
“Facciamo finta che è un locale grandissimo e ci mettiamo tanti manichini, ognuno vestito in modo diverso, e accanto gli abiti nelle varie misure. E in un angolo pure una sala giochi per i bambini, così non si annoiano mentre le mamme si provano le cose”
“Ma scusa.. accanto ad ogni manichino mettiamo solo gli abiti che indossa?”
“Si si”
“Ma così ci vorranno tantissimi manichini. E poi scusa perché?”
“Ne mettiamo in base a quanti ne vogliamo vendere. Perché? Ma lo vedi come si vestono le persone? Così le aiutiamo: non devono nemmeno pensare e si vestiranno bene”.
E cinque. [E questa secondo me è una gran bella idea]

Avevo già fatto il pieno di spunti, ma mi sono pure dovuta mettere a vendere macchine.
“Oh, questo è facile. Niente mobili. Solo macchine.”
“Ma tesoro e come fai a far firmare un contratto?”
“Ah già… allora ci mettiamo solo una scrivania, con una sedia che gira e una bella poltrona comoda”
“La poltrona?” [sempre domande intelligenti io…]
“Eh si, qui vendiamo solo macchine da centomila euro in su. Quindi si deve stare comodi e pure il caffè gli dobbiamo offrire: abbiamo bisogno di una macchinetta”
“…e i pasticcini? A tutti piacciono i pasticcini: e quando li mangi sei subito felice. Offriamo anche i pasticcini?” [è il più piccolo che parla, ma secondo me ha ragione]
“Si si anche i pasticcini, va bene. Tanto sai quanti ne possiamo comprare con centomila euro?”
E sei.

Non ho voluto spiegare nel dettaglio che il guadagno su centomila euro di vendita è minore dei centomila euro in sé, ma per il momento ho sorvolato. E ho focalizzato invece l’attenzione sulle regole e sulle note a margine per ogni tipo di negozio.

Comune denominatore? Il benessere. Per i miei figli, anche nel gioco, il primo pensiero è stato “far star bene il cliente” (sia quello interno che quello esterno), a prescindere dal tipo di prodotto che vendi.

Tweet: Se il cliente sta bene, il cliente compra. Altrimenti no. http://ctt.ec/98eRo+Se il cliente sta bene, il cliente compra. Altrimenti no.

Anche quando abbiamo cambiato tipologia di negozio, le regole del gioco sono rimaste le stesse. La prima era emozionarsi, mettendo a proprio agio il cliente con tutti i sensi: accogliendolo come faremmo a casa nostra, creando subito una connessione empatica e facendo una buona prima impressione, in modo del tutto spontaneo e naturale.

E posso dire che i bambini hanno ragione da vendere (per rimanere in tema). Perché il nostro cervello prima “sente” e poi pensa. E se quando entriamo in un negozio ci sentiamo “a nostro agio”, è più probabile che usciamo dopo aver acquistato.

Questo (e solo questo) è il primo obiettivo del marketing: il resto vien da sé. E tu hai due strade possibili: o lasci – e continui a fare quello che hai sempre fatto, ottenendo sempre gli stessi risultati – o raddoppi – puntando sulla sensazione di benessere che dai e sulle emozioni che lasci ai tuoi (potenziali) clienti.

 

E adesso dimmi tu: il tuo Brand riesce a dare questa sensazione di benessere  e a regalare indimenticabili emozioni? Have Fun & Share It 😉

 

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Cinzia Di Martino
Cinzia Di Martino
Mi definiscono (e mi definisco) una persona positiva, propositiva, decisa e ottimista (e anche chiacchierona). Sono laureata in informatica, ma ho una passione spropositata per blog, social media, marketing e web design.
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