La rana sorda ci sente benissimo

La rana sorda ci sente benissimo

Una rana sorda non può farcela, poverina: la sordità è una menomazione grave e destabilizzante. E se invece non fosse come crediamo?

 

Ho trovato questa storia sul web. Non la conoscevo. Mi è piaciuta. Parecchio.

 

C’era una volta una rana che decise di partecipare a una gara di salto in alto. Era una gara molto difficile perché bisognava superare un ostacolo elevatissimo. Ci avevano provato molti altri animali: la cavalletta, la pulce, i grilli verdi… nessuno ci era riuscito.

Quando la rana arrivò, tutti gli spettatori cominciato a dirle che non ci sarebbe mai riuscita. Che la foglia da raggiungere era troppo in alto, che già altri avevano fallito. Le suggerirono di andar via, di non provarci nemmeno, di risparmiarsi quell’umiliazione. Qualcuno le fece addirittura notare che le sue zampe erano troppo corte per quella prova.

Ma lei, impassibile, mirò al punto in cui doveva arrivare, calibrò il salto, scattò estendendo il suo corpo e riuscì in quell’impresa in cui tutti avevano fallito.

C’era riuscita perché era sorda e non aveva sentito nulla di quello che gli altri animali, chi per pietà e chi per invidia, le avevano detto per scoraggiarla.

 

La rana (come tutti noi) conosceva le sue potenzialità e ce l’ha fatta perché lo ha creduto fermamente. Nessuno ha potuto instillare in lei il dubbio e la paura del non riuscire, del non essere speciale e capace, del non rischiare per non farsi male.

La rana (come tutti noi) sapeva di poter contare solo su se stessa e sapeva di doverlo fare, perché programmata proprio per quello ed era riuscita nel suo intento perché nessuno aveva potuto cercare di forgiarla in modo diverso, andando contro la sua natura.

La rana (come tutti noi) subiva i commenti dei facenti parte della società: c’era chi provava pena, chi la considerava sfortunata, chi la additava come limitata, chi non sopportava il suo ostentare sicurezza, chi la trovava presuntuosa, chi le regalava un sorriso e chi la pugnalava alle spalle.

La rana (diversamente da noi) aveva una fortuna: la sua voce interiore era pura. Non aveva dovuto riflettere e scegliere disturbata dal ronzio di sottofondo dei giudizi altrui: aveva scelto in piena libertà (quella vera!). La sua voce interiore non era stata inquinata dai giudizi, dal rancore, dal bisogno altrui di livellare e uniformare al ribasso.

Possiamo decidere di essere arrendevoli e pessimisti o tenaci e focalizzati sui nostri obiettivi: la scelta è solo nostra. In termini di energie, paghiamo allo stesso prezzo. In termini di soddisfazioni e benessere però può trasformarci da aridi a floridi in un tempo ridotto.

Ecco perché secondo me la rana sorda in realtà ci sente benissimo e, anzi, perseguire la sordità selettiva dovrebbe essere il nostro personale obiettivo quotidiano: perché nessuno meglio di noi può sapere esattamente di cosa siamo capaci e come spronarci a raggiungere le mete che ci siamo prefissate. #my2cents



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Cinzia Di Martino
Cinzia Di Martino
Mi definiscono (e mi definisco) una persona positiva, propositiva, decisa e ottimista (e anche chiacchierona). Sono laureata in informatica, ma ho una passione spropositata per blog, social media, marketing e web design.

2 Comments

  1. Michele Papaleo ha detto:

    Una bella storia e un’ottima metafora: dovremmo essere tutti un po’ rane! 😉

  2. Ilario Gobbi ha detto:

    Ciao Chiara, bellissima riflessione!
    Non avevo mai pensato alla questione da questo punto di vista, la sordità selettiva ci consente di non essere limitati da pregiudizi e consigli poco assennati per far esplodere il nostro potenziale.
    A presto!

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